sono a casa !
la stanza è silenziosa ma nella mia testa si muove ancora tutto.
alcune parole sono rimaste con me, vedo ora.
la carina Kata e la piccola Satwa.
sembravano strane ma qui ci sono familiari.
come se non fossero nuove, ma dimenticate.
‘cosa significa Satwa ?’
‘Selamat Datang Satwa’ sorride mamma piano.
sono seduto al tavolo della cucina mentre mamma mette il riso nella pentola
e inizia una storia.
Sunda, una parola piccola ma enorme nel significato.
una parola tropicale, perché è lì che si trovava La Terra di Sunda.
Sunda affondò perché tropici significa ‘cambiare direzione’ o ‘girare’
in La Lingua Antica, ed è proprio quello che successe.
all’improvviso la terra ebbe spazio e nacquero Le Terre Lontane.
Le Terre Lontane sono il più grande arcipelago del mondo
ma nessuno sa quante isole esistano davvero.
su questo decidono gli oceani e giudicano i vulcani.
le persone che vivono lì commerciano spezie
come chiodi di garofano e noce moscata ma soprattutto vivono con e grazie all’acqua.
i loro animali domestici sono gatti leopardo,
con un mantello accecante e occhi verdi che ti attraversano.
sono agili, slanciati e ovviamente innamorati dell’acqua.
io vengo da Le Terre Lontane, da La Città Botanica.
il cuore de La Terra di Sunda, la capitale forse,
sempre che ne avessero una a quei tempi.
costruita da persone di qui che parlavano La Lingua Antica.
abitata da un miscuglio con una lingua mescolata.
un caos incomprensibile per chi guarda da fuori
ma incredibilmente zen dentro.
una volta io sono venuto da lì fin qui e non lo consiglio a nessuno,
ma cerco di farne il meglio.
Le Terre Lontane fiorivano sotto il dominio di incantevoli regni buddhisti
e tutto era deliziosamente pacifico.
e la regina era davvero incantevole, così la conoscevano in tutte le isole.
una corona normale le pesava sulla testa
così scelse una corona di fiori leggera,
ma ancora regale da vedere.
il suo gatto leopardo si chiamava Sunda, una parola di peso per un animale così vanitoso.
nobile, intendo !
‘sleep is the best meditation’ proclamava intanto il re
e se i gatti sanno fare qualcosa, è proprio questo.
i templi crescevano, diventavano sempre più grandi e alti, impressionanti perfino.
ma poi tutto crollava e veniva preso dal sultano.
sultano si pronuncia con una ‘t’ profonda.
un suono che La Lingua Antica non conosce
e che all’epoca mi ci vollero settimane per imparare a pronunciare.
era una parola di una nuova lingua,
in cui entrarono nel nostro mondo suoni che non sapevamo dire.
consonanti che avevano quattro forme e vocali che non si scrivevano più.
incomprensibile e illogico
e questo diventava sinonimo di ciò in cui la mia terra si stava trasformando.
la società evoluta in cui vivevo diventava sempre più complicata
per problemi inutili e regole che nessuno riusciva più a capire.
la pace interiore diventava esibizione esteriore
e la lingua, in fondo, era l’ultima delle nostre preoccupazioni.
